Le proteste dell'Alcoa

Una mattinata convulsa in una Roma blindata, invasa da circa 550 operai dell'Alcoa partiti dalla Sardegna per protestare contro la chiusura dello stabilimento siderurgico. Dopo il tentativo da parte dei manifestanti di deviare il percorso prestabilito per il corteo verso largo Santa Susanna, sono iniziati a volare petardi e fumogeni e ad esplodere tafferugli. Un manifestante, immediatamente soccorso e portato in ospedale, sarebbe rimasto lievemente ferito mentre era intento a spostare un petardo.
20 AGO 20
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Una mattinata convulsa in una Roma blindata, invasa da circa 550 operai dell'Alcoa partiti dalla Sardegna per protestare contro la chiusura dello stabilimento siderurgico. Dopo il tentativo da parte dei manifestanti di deviare il percorso prestabilito per il corteo verso largo Santa Susanna, sono iniziati a volare petardi e fumogeni e ad esplodere tafferugli. Un manifestante, immediatamente soccorso e portato in ospedale, sarebbe rimasto lievemente ferito mentre era intento a spostare un petardo.
Il corteo, guidato dalle delegazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil e dai rappresentanti delle amministrazioni comunali e provinciali sarde, sarebbe arrivato davanti al ministero dello Sviluppo economico intorno alle 10:40. Durante l'incontro (ancora in corso) tra la delegazione sindacale Alcoa e il ministro dello Sviluppo Corrado Passera e nonostante la chiusura delle vie d'accesso al ministero per ragioni di sicurezza, i manifestanti si sarebbero concentrati sotto il dicastero dell'Economia tentando di superare il cordone della polizia e di avvicinarsi ulteriormente all'ingresso. Dito medio alzato e slogan contro Corrado Passera sono stati scanditi dai manifestanti che hanno avvertito: "Da qui non ce ne andremo". Gli operai avrebbero lasciato definitivamente l'ingresso del ministero solo dopo una carica delle forze dell'ordine.
Insulti e disapprovazione da parte dei manifestanti anche per Stefano Fassina, responsabile del settore economia e lavoro del Pd, che ha presenziato alla manifestazione degli operai sardi e che è stato costretto ad allontanarsi. Alcuni lavoratori, in merito alla contestazione nei confronti dell'onorevole, avrebbero dichiarato: "Abbiamo contestato Fassina e Bersani è meglio che rimanga dov'è. Tutti i politici, compresi Alfano e Casini, si dimentichino del nostro voto. Noi vogliamo lavorare, non vivere di assistenzialismo". Dopo la contestazione l'esponente del Pd è però rimasto nella zona della protesta senza allontanarsi. "E' dura - ha affermato Fassina - capisco la tensione ma non la violenza. Mentre parlavo un gruppetto di lavoratori è stato piuttosto aggressivo e alcuni di loro mi hanno scortato oltre le transenne". Sul destino dell'azienda sarda e sulla sua presenza alla manifestazione Fassina ha poi voluto precisare che ""il Pd c'è, è l'unico partito che c'è e si prende responsabilità non sue. Noi sosteniamo i lavoratori e - ha concluso - bisogna chiarire l'impegno del governo in questa vicenda".
Reazioni e commenti sono arrivati dal mondo della politica e da quello dei sindacati. "La manifestazione non ci preoccupa - ha dichiarato Elsa Fornero -, ci preoccupa tutto il problema dell'Alcoa. Noi - ha aggiunto il ministro del Lavoro - siamo vicini ai lavoratori e ci sentiamo di spiegare loro lo sforzo che il governo sta facendo. Questo - ha infine aggiunto il ministro - è uno sforzo per cercare di tenere in piedi quei posti di lavoro, che devono essere, però, sostenibili economicamente". Anche per il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, quella dell'Alcoa "è una situazione difficile che va risolta. Bisogna praticare prezzi più bassi - ha aggiunto - e rassicurare l'Europa con un progetto di energia pulita". Per il leader di Sel, Nichi Vendola, invece "la vicenda Alcoa e il dramma che stanno vivendo da troppo tempo centinaia di lavoratori e le loro famiglie è la cartina di tornasole dell'incapacità che ha avuto la politica del centrodestra in questi anni, e anche l'attuale governo, nel porre in atto politiche concrete di sviluppo e per il lavoro".